IL GIAPPONE STRAVOLGE I DOGMI SUL DEBITO PUBBLICO E L’INDIPENDENZA DELLA BANCA CENTRALE

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L’UNIONE EUROPEA SI VUOLE COMPRARE LA DEMOCRAZIA


In questa occasione, Jerzy Pomianowski, attuale Segretario di Stato della Polonia, è stato eletto Direttore esecutivo dell’Endo-wment.

All’incontro hanno partecipato l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea, Catherine Ashton, il Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, Elmar Brok e il Commissario per l’allargamento e la politica di vicinato Štefan Füle”.
Questa è la notizia. Ma che cos’è l’European Endowment for Democracy? Con molta probabilità i cittadini dell’Unione che se ne sono accorti sono molto pochi, ma si tratta di un organismo politico – dotato però, come si è visto, di un consiglio di amministrazione – che è stato istituito nell’ottobre del 2012 dalla Commissione europea finalizzato, recita il suo statuto, a “sostenere finanziariamente le organizzazioni e gli attivisti che lottano per l’avanzamento dei processi di transizione democratica nei Paesi dell’area del vicinato”. Per ora i soldi stanziati per finanziare “attivisti democratici” e “processi di transizione” nei paesi confinanti con l’Unione Europea sarebbero solo 14 milioni di euro, 6,2 milioni assicurati dalla Commissione europea e i restanti 8 dai Paesi membri e dalla Svizzera. Non una grande cifra, dunque.
Ma che l’Unione Europea si doti di uno strumento politico-economico per intervenire direttamente nella vita interna di altri paesi la dice lunga sulle ambizioni imperialiste, o se non altro egemoniche, di un’entità politica che spesso liberali e democratici criticano per la mancanza di identità, di coesione, di progettualità. Ma ora accanto alla ‘Fondazione Soros’ gli interessi non sempre coincidenti delle grandi potenze occidentali potranno contare anche sul nuovo organismo europeo. Che non fa mistero di voler intervenire attivamente nella vita politica dei paesi della sua potenziale area d’influenza per orientare movimenti, opinione pubblica e forze organizzate verso i suoi interessi.
“Il fondo arriva al momento opportuno, il 2013 sarà un anno cruciale per le transizioni democratiche nei Paesi a noi vicini” afferma con il candore che la contraddistingue la baronessa Ashton. Contenta di avere a disposizione finalmente uno strumento dinamico, rapido, snello, e soprattutto non costretto a lunghi iter burocratici delle pastoie rappresentate dalla necessaria mediazione tra i diversi punti di vista dei paesi europei. Non è un caso che a presiedere l’organismo sarà Pomianowski, uomo dell’occidente già assai attivo nella Polonia degli anni ’80, in piena guerra fredda.
Di cosa si occuperà soprattutto l’EED? Di Palestina, Egitto, Libano, Marocco, Siria. Destinando sostegno e appoggio a quelle opzioni che siano collimanti con gli interessi delle potenze principali dell’Unione Europea, coprendo il tutto nel consueto discorso del favorire la difesa dei diritti umani e lo sviluppo della democrazia in aree problematiche.
Nelle aree di intervento dell’EED rientrano naturalmente anche i Balcani e l’Europa orientale, terreno di conquista in questi anni per la Fondazione Soros che non ha mai fatto mistero di fomentare e finanziare le cosiddette ‘rivoluzioni colorate’. Ora c’è da capire se i progetti del miliardario e quelli dell’UE saranno complementari o entreranno in contraddizione. Per ora le reazioni dei piccoli movimenti filoccidentali in Ucraina e Bielorussia sono entusiastiche, visto che aumenterà per loro il flusso dei finanziamenti e anche l’appetibilità mediatica.
Ma per avere qualche speranza di funzionare i finanziamenti europee all’EED devono aumentare, e di molto. Le campagne e le belle parole funzionano fino a un certo punto. Ma per finanziare blogger, giornalisti, attivisti sindacali e per convincere qualche funzionario o leader politico a passare dalla propria parte servono parecchi soldi, molti di più di quelli attualmente a disposizione di Ashton e Pomianowski. Soldi che, secondo il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, arriveranno nei prossimi anni soprattutto dai singoli stati, più che dall’Unione Europea in quanto tale.

PERCHE’ LA CINA STA COMPRANDO TANTO RISO, FERRO E LATTE IN POLVERE ?


Perché la Cina ha acquistato così di botto tutto questo riso senza un’apparente ragione?


Forse è da mettere in relazione con la politica militare aggressiva della Cina e con i preparativi per una guerra nel Pacifico e in Asia centrale. 
Se un aumento costante del 400% di scorte di riso non dovesse convincervi del tutto che la Cina stia preparando un importante evento a breve termine, considerate che in Australia i due colossi di prodotti per bambini non riusciranno a provvedere alla domanda di latte in polvere. 
Tutti i negozi di alimentari della nazione sono rimasti a corto (2) dei prodotti di base per bambini per una massiccia esportazione verso la Cina. 
Un’inusuale impennata delle vendite dei maggiori prodotti per bimbi ha portato ad una situazione inusuale in un paese ricco come l’Australia: scaffali interi completamente vuoti nel reparto bimbi e alimenti scarseggianti in diversi punti vendita specializzati. 
Potremmo pensare che ciò sia dovuto al panico scaturito da qualche scandalo legato al latte, avvenuto di recente. No, ciò è avvenuto quattro anni fa (3) (lo scandalo del latte in Cina riguardò il cibo per bambini e altri alimenti, alterati con melanina NDT). 
Crediamo davvero che i cinesi se ne siano accorti solo ora che i loro alimenti sono tossici? In più, oltre agli alimenti, i cinesi stanno diversificando i loro investimenti (in dollari), comprando sempre più beni fisici. Infatti, in un solo mese nel 2012, hanno importato e accumulato più oro della riserva della Banca Centrale Europea (avete letto bene, in un mese?) (4). 
L’accumulazione di materiali preziosi è cresciuta così in fretta negli ultimi anni, che è difficile anche quantificarne l’esatta entità per le nazioni occidentali, si ritiene però che ad oggi la Cina sia seconda solo agli Stati Uniti. 
Non lo sapremo fino a che non ci sarà una comunicazione ufficiale, ma stando alle stime, la Cina importa 1000 tonnellate di preziosi ogni anno, il che la rende la seconda più grande detentrice di oro (5) al mondo dopo gli Stati Uniti, superando anche la Germania. 
I cinesi non si fermano qui; stanno acquistando rapidamente anche metalli industriali. (6) 
Il ferro sta ai massimi da 15 mesi, a 153.90 $ a tonnellata. L’aumento dei prezzi, che iniziò nel dicembre 2012, è dovuto primariamente al piazzamento della Cina di questi materiali nel mercato interno per dare slancio all’economia, facendo balzare in aria la domanda di acciaio. 
La spiegazione ufficiale, secondo la quale la Cina sta anticipando la ripresa economica, risulta essere ridicola, se pensiamo che proprio 8 mesi fa la Reuters spiegò che la Cina aveva una sovrabbondanza tale che i suoi magazzini non erano in grado di contenerla! (7)
Quando i magazzini dove si stoccano i metalli sono così pieni che gli operai iniziano a riempire di ferro i granai e di rame i parcheggi, capiamo che l’economia mondiale potrebbe essere davvero in pericolo.
Al porto di Qingdao, uno dei più grandi della Cina per il trasporto del ferro, centinaia di mucchi di ferro, ognuno alto come un palazzo di tre piani, tracimano su un’area segnalata dal cartello “deposito cereali” e giù fino alla strada. Più a sud, alcuni magazzini recintati a Shanghai utilizzano parcheggi per immagazzinare riserve trasbordanti di rame- un altro fenomeno anormale che fa presagire una crisi globale dei prezzi dei metalli e solleva domande su come riesca a crescere la Cina, mentre il resto del mondo vacilla. 
Dunque, perché la Cina continua a immagazzinare ferro (anche se i prezzi sono alle stelle da 15 mesi a questa parte) se aveva già problemi a stoccarlo l’anno passato?
Qualcosa ci dice che non ha nulla a che vedere con la ripresa dell’economia e neanche con teorie popolari e condivise. 
Perché ogni anno la Cina ha bisogno di 4 volte il riso dell’anno precedente? Perché acquistare più ferro se ne hai già in abbondanza?
Perché comprare oro quando, come dice il Presidente della Federal Reserve Ben Bernake, non è “danaro vero”? (8) Perché costruire città capaci di ospitare milioni di abitanti e poi lasciarle disabitate? (9)
Non torna. E’ davvero tutto insensato.
A meno che i cinesi non sappiano qualcosa di cui noi non siamo al corrente.
E’ dunque così impossibile, in un mondo dove si è debitori di migliaia di miliardi di dollari, dove gli Stati Uniti indirettamente controllano la maggior parte delle riserve petrolifere e dove le superpotenze hanno costruito migliaia di armi nucleari e spendono centinaia di miliardi in armi da guerra (quelle vere, non quelle specie di carabine chiassose semi- automatiche), che i cinesi si aspettino il peggio nel prossimo futuro?
I cinesi stanno comprando beni fisici- non rappresentazioni fittizie sotto forma di ricevute di carta- ma dei beni fisici materiali reali. E li stanno immagazzinando nel paese. Forse hanno capito che il debito degli Stati Uniti e dell’Europa ha perso ogni proporzione ed è solo questione di tempo prima che collassi definitivamente.
Se va bene, questi segni indicano che i cittadini cinesi si aspettano che il valore delle valute (hanno migliaia di miliardi in riserve valutarie occidentali) perderanno di valore prima dei beni fisici. Stanno scappando dal massacro e comprando quello che possono per allontanarsi il più possibile dall’iper-inflazione. (10) 
Se va male, invece, stanno preparandosi per quello che l’analista Joel Skousen segnala nel suo documentario “Strategic Relocation” (11), dove spiega come nella prossima decade cinesi e russi si coalizzeranno contro gli Stati uniti in una resa dei conti nucleare.
Difficile da credere? Forse.
Considerate però che la Cina si sta preparando, oltre che immagazzinando beni, il che ci fa ritenere che siamo agli inizi della terza guerra mondiale. Hanno già fatto i primi passi mappando tutto il territorio nazionale (12)- che include acqua, energia, infrastrutture dei trasporti. Sono direttamente connessi nell’attacco telematico verso i governi e alle reti commerciali e sono responsabili di ciò che è stato chiamato il più grande trasferimento di ricchezza della storia mondiale (13). A livello militare, la Repubblica Popolare Cinese sta sviluppando una tecnologia simile a quella EMP, capace di rendere inoffensive le nostre flotte e le infrastrutture elettriche (14) del paese (gli Stati Uniti N.D.T.); sono stati ritrovati inoltre chip falsi (15), usati per i sistemi di difesa della marina degli Stati Uniti. 
Se ancora hai dubbi, guarda come gli altri paesi (compresi gli Stati Uniti) si stanno preparando a scenari terrificanti:
• I russi hanno pianificato il completamento di 5000 bunker per quest’anno. (16) 
• L’Europa ha progettato, costruito e immagazzinato la cosiddetta “Camera blindata del seme della fine del Mondo” nelle Svalbard in Norvegia. All’interno ci saranno migliaia di varietà diverse di semi per preservarle in caso di catastrofe (l’impatto di un asteroide o una Guerra nucleare).(17) 
• Gli Stati Uniti stanno immagazzinando decine di milioni di tonnellate di cibi d’emergenza e altre forniture e rendendo più capillari i loro centri di distribuzione d’emergenza sul territorio (è curioso osservare come questi approvvigionamenti non vennero presi per le vittime dell’Uragano Sandy). (18) (19) 
• Il governo ha acquistato circa 2 milioni di caricatori di munizioni negli ultimi anni. (20) 
• Il Pentagono sta portando Avanti un programma di addestramento virtuale che ha come scenari un “Collasso economico su larga scala” e una “Guerra civile” (21) 
• La Cina ha da poco fatto un appello, attraverso l’agenzia di stampa Xinhua, per un completo disarmo della popolazione americana (“dietro ogni filo d’erba…”- come direbbe Yamamoto NDT) (22) (23) 
Forse c’è una ragione per la quale l’ex parlamentare Roscoe Bartlett ha avvisato (24): “chi può, dovrebbe spostare la propria famiglia fuori città”. Come ha sottolineato Kyle Bass in un recente discorso, “è solo una questione di quando verrà tutto fuori e soprattutto come ciò avverrà”. Visto come sono andate a finire storicamente situazioni simili, ecco come pensiamo finirà:
Finirà con una guerra
I governi di tutto il mondo stanno immagazzinando cibo, provviste, metalli preziosi e armi, il che ci fa ritenere che abbiano sentore di un evento imminente. Dovremmo fare altrettanto?
Marc Slavo
9.01.2013
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di DANIELE FRAU

L’ISLANDA SOSPENDE I NEGOZIATI PER L’INGRESSO NELLA UE


Ma ovviamente le elezioni non sono l’unico motivo del 
congelamento delle trattative. Il fatto è che restano ancora aperti molti punti spinosi alla tavola delle trattative e sui quali l’Islanda sarebbe costretta a fare delle concessioni economiche a Bruxelles per entrare nel club dei 27 (presto 28 con la Croazia).
E in tempo di crisi si tratta di decisioni indigeste da far mandare giù agli elettori. In primis le nuove regole su pesca e agricoltura, due settori per i quali oggi l’isola fa a modo suo non dovendo obbedire alle regole europee. Una situazione non sempre idilliaca, come dimostrano le tre “guerre del merluzzo” con la vicina Gran Bretagna sempre sui diritti di pesca (1958, 1972 e 1975). A dire il vero l’Islanda non ha mai avuto l’Europa nel cuore, visto che all’Ue ci si è avvicinata solo nel 2009 in seguito allo scoppio del terremoto finanziario che scosse l’isola e spinse il primo ministro islandese, Jóhanna Sigurðardóttir, ad affermare che l’ingresso nell’Unione europea e l’adozione della moneta unica avrebbero costituito “la migliore opzione” per il Paese.
Ecco allora che nel luglio 2009, una ristretta maggioranza parlamentare autorizza il governo a intraprendere i negoziati per l’ingresso dell’Islanda nell’Unione europea. La Commissione europea ha allargato le braccia alla nuova candidata nel febbraio 2010, affermando che l’Islanda “condivide appieno i valori dell’Unione, ha una democrazia antica e solida, rispetta i diritti umani ed ha recepito già molti elementi del diritto comunitario per via della sua adesione allo Spazio economico europeo e all’Area Schengen“.
Ciononostante gli islandesi (circa 320mila) non hanno mai visto di buon occhio Bruxelles. Se non ci fosse stato il terremoto del 2008, infatti, molto probabilmente l’isola non avrebbe mai intrapreso i negoziati con l’Ue (oggi risultano adempiuti 11 capitoli su 30). Ma tra il 2008 e i 2009 la storia dell’Islanda cambia. A causa di una politica di indebitamento avventata, nel corso del 2008 alcuni istituti di credito collassano (Glitnir Bank, la banca più grande, viene nazionalizzata nel settembre 2008), la moneta crolla (del 37% in un anno) e la Borsa sospende tutte le attività: il Paese viene dichiarato in bancarotta.
Questo crollo fa andare in fumo anche svariati miliardi di risparmiatori inglesi ed olandesi, tanto che il parlamento è costretto a proporre una legge che prevede il risanamento del debito attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5% (prestito internazionale). In seguito ad una quasi rivoluzione popolare, nel febbraio 2011 il presidente Olafur Grimsson annuncia un referendum con il quale viene praticamente chiesto ai cittadini: “Volete pagare di tasca vostra i guai delle banche?”. Scontata la risposta: a dire no al pagamento è il 93% dei voti. Al giubilo popolare isolano segue una denuncia (tuttora pendente) alla Corte di Giustizia Ue ai quali si sono rivolti gli altrettanto innocenti cittadini inglesi ed olandesi rimasti beffati. Ovviamente un’eventuale adesione all’Ue renderebbe impossibili simili rifiuti, un motivo in più, avranno pensato a Reykjavik, per prendere tempo.

ECCO COSA C’E’ DIETRO LA GUERRA AL MALI

In Mali non c’è attualmente estrazione di petrolio, ma si lavora invece molto oro: con 50 t all’anno è il terzo produttore africano. Si trovano anche quantitativi di bauxite, minerali di ferro, manganese, nickel fosfati, stagno e uranio.

L’estrazione industriale dell’oro ha notevoli impatti sociali e ambientali: le miniere sono a cielo aperto e quindi hanno occupato un’ampia area di insediamenti rurali e di terre di pascolo,portando via terreni ad oltre 160 villaggi..
Nonostante vengano usate 83 tonnellate di Cianuro al mese per la lisciviazione, non sono previsti controlli di routine sulla presenza di cianuro nella falda (rapporto Oxfam, p. 32).
L’estrazione di oro a livello artigianale coinvolge 20 000 lavoratori bambini e ragazzi che vengono sfruttati in compiti pesanti e pericolosi. Il video che segue di Human Rights Watch mostra bambini che trasportano carichi pesanti di terra o di acqua. Spesso vengono pagati pochi dollari a settimana, oppure molto semplicemente con una borsa di materiale escavato che potrebbe contenere qualche pagliuzza d’oro. In questo modo la devastazione è doppia: allo sfruttamento si aggiunge il miraggio della ricchezza.

L’ITALIA E’ IN GUERRA CON IL MALI


La capacità di manovra dei Tuareg provenienti dalla Libia e dei loro alleati del deserto ha sconvolto gli occidentali (rappresentati dal nostro ex presidente Prodi in versione mandato ONU), che evidentemente, non si sono resi conto in tempo utile della capacità militare e tattica delle carovane che attraversano il Sahara sud-occidentale alla ricerca di una propria nuova e tribale identità transnazionale e islamica: ad oltre 1200 km dalla frontiera del Mali, questi gruppi sono stati in grado di circondare un campo petrolifero in territorio algerino (ma molto vicino al confine, mobile come le dune del deserto, con la ex Libia gheddafiana) e di catturare 41 tecnici occidentali ed altri circa 400 operai algerini. (Totale degli ostaggi quasi 500 persone).
E’ uno dei sottoprodotti della sconsiderata aggressione ed eliminazione della Libia di Gheddafi ad opera franco-inglese con supporto USA e avvallo ONU. (Che si aggiunge all’attentato al Console italiano a Bengasi di qualche giorno fa). L’intera regione sahariana è in preda al disordine e i confini tracciati nel secolo scorso diventano permeabili e mutevoli, aprendo una nuova stagione di interventismo neo-coloniale dai caratteri quasi fantascientifici, che mira a ricreare uno spazio controllabile (dall’occidente), mentre tutto ciò che si muove in quelle aree, ha invece i caratteri dell’indeterminatezza, come indeterminato e inconfinabile per sua natura è il deserto.
La Germania, l’altro ieri, è corsa a sostegno della Francia, ed oggi, il nostro Ministro degli Esteri Terzi di Sant’Agata, ha analogamente garantito il supporto logistico alle operazioni francesi di aria e di terra. Ciò avviene, per quanto ci riguarda, in piena campagna elettorale, con un governo che dovrebbe solo assicurare lo svolgimento degli affari correnti; invece il governo Monti, senza alcuna discussione ed autorizzazione parlamentare si arrischia ad assumere decisioni strategiche che possono avere dei gravissimi effetti, dopo quelli già gravi assunti dal governo Berlusconi (con incitazione convinta del Presidente della Repubblica Napolitano) in occasione della guerra alla Libia.
Dove sia finito l’art. 11 della Costituzione è un enigma inquietante. Cosa sia oggi l’Europa, sul piano della politica internazionale, è un quesito senza risposta. Oppure, se si vuole essere realisti, siamo in un momento di tormentata confusione e di disordine globale, dove si è costretti a porre argine continuo agli errori delle decisioni precedentemente assunte, in un fluire di azioni di guerra a 4-5.000 km dalle nostre frontiere, senza alcun progetto, senza alcuna visione organica che non sia la guerra e il conflitto permanente, mentre il continente europeo è stretto nella morsa della recessione e getta nella recessione tutte le aree adiacenti, grazie alle politiche imposte dalla finanza internazionale che oramai determina tristemente le decisioni dei singoli paesi.
In piena campagna elettorale, per quanto ci riguarda, ci si lancia in una operazione di guerra dagli esiti incerti, sulla cui natura, legittimità giuridica e costituzionale, di interessi politici e strategici nazionali, è richiesta urgentemente una valutazione delle forze di centro-sinistra e di sinistra che si accingerebbero a governare il paese: cosa dice il PD, cosa dice Sel su questa decisione del Ministro Terzi e di Monti ?
Dal disordine globale e dalla nuova guerra infinita in Africa è, obiettivamente, difficile pensare di costruire qualcosa di buono. E in ogni caso, questo scenario, salvo smentite, non pare dover rientrare negli obiettivi di un futuro governo di centro-sinistra.

MOVIMENTI MILITARI RUSSI NEL MEDITERRANEO


Nella mattinata del 2 gennaio 2013 l’agenzia di stampa russa Ria Novosti ha annunciato che una grande esercitazione navale russa si terrà entro 20 giorni nelle acque del Mediterraneo orientale. A questa esercitazione prenderanno parte unità di ogni flotta della marina russa. Saranno quindi presenti unità della flotta del Mar Nero, della flotta russa del Baltico, della flotta russa del Nord, della flotta russa del Pacifico.

Mai, nemmeno ai tempi della guerra fredda, un’esercitazione di questa portata è mai stata organizzata nel Mediterraneo, e men che meno con la partecipazione di unità di tutti i comandi navali della marina di Mosca. Il Mediterraneo da sempre è competenza diretta della flotta del Mar Nero supportata in rare occasioni dalla flotta del Baltico.

In queste settimane invece assisteremo all’arrivo nelle acque del Mediterraneo di unità da sbarco, sottomarini, unità lanciamissili, unità antisommergibili di tutti i comandi della flotta russa.

Questo atteggiamento, così come l’annunciata presenza bordo delle navi da sbarco di centinaia di Marines Russi, lascia pensare che questa potrà essere molto più di una semplice esercitazione militare. Le truppe verranno imbarcate dalle rive del Caucaso che si affacciano sul mar nero e probabilmente trasportate nel mediterraneo nella prima fase delle operazioni. Successivamente potremmo assistere invece ad un vero e proprio sbarco anfibio delle truppe russe nell’area costiera della Siria, in quella regione alawita tanto cara sia Mosca che al presidente siriano Assad. Lo sbarco della fanteria di marina, supportata dalla più vasta flotta che la Russia abbia mai organizzato dalla fine della seconda guerra mondiale, potrebbe avere più di uno scopo. Lo sbarco potrebbe infatti essere propedeutico all’evacuazione delle migliaia di cittadini russi residenti nell’area, ma potrebbe avere anche un altro significato, molto più preoccupante. Le truppe di terra russe supportate dall’imponente presenza navale, che potrebbe arricchirsi anche dell’unica portaerei ora in servizio nella flotta di Mosca, potrebbero schierarsi a difesa della base navale di Tartus e quindi entrare attivamente in quel conflitto siriano che, giorno dopo giorno, rischia di estendere la propria influenza negativa alle altre nazioni della regione.

Le truppe speciali russe operano infatti già in Siria da diverse settimane e recentemente sarebbero state protagoniste della messa in sicurezza di un’ingente quantità di armi chimiche depositate presso una base vicina ad Aleppo che stava per cadere nelle mani dei ribelli. L’intervento russo è stato determinante e ha segnato, dai tempi del ritiro dall’Afghanistan, il primo impiego di truppe russe in un teatro di guerra al di fuori dei confini dell’ex Unione Sovietica.
Sarà fondamentale osservare le eventuali mosse delle marine dei paesi Nato così come gli spostamenti di sistemi d’arma strategici nella regione, nonché il dispiegamento delle forze aeree della Federazione Russa. La prima cosa da tenere d’occhio sarà l’eventuale partenza di una o più portaerei americane Norfolk, principale base navale per le missioni nell’Atlantico e nel Mediterraneo.

CLAMOROSO: SEMBRA CHE SARKOZY AVESSE ORDINATO DI UCCIDERE CHAVEZ


Traduzione di Alessandro Lattanzio 

Il Ministro dei servizi correzionali venezuelano, Iris Varela, ha annunciato sul suo account Twitter l’espulsione di un cittadino francese noto come Frédéric Laurent Bouquet, il 29 dicembre 2012. Bouquet (foto) è stato arrestato a Caracas il 18 giugno 2009, assieme a tre cittadini dominicani in possesso di un arsenale. La polizia scientifica aveva sequestrato nell’appartamento che aveva acquistato: 500 grammi di esplosivo C4, 14 fucili d’assalto di cui 5 con mirino telescopico, 5 con puntatore laser e uno con silenziatore, cavi speciali, 11 detonatori elettronici, 19.721 cartucce di diversi calibri, 3 pistole, 4 fucili di calibro diverso, 11 apparecchi radio, tre walkie talkie e una radio base, 5 fucili da caccia calibro 12, due giubbotti antiproiettile, 7 divise militari, 8 granate, una maschera antigas, 1 coltello da combattimento e 9 bossoli d’artiglieria.

Durante il processo, Bouquet ha ammesso di essersi addestrato in Israele e di essere un agente del servizio d’intelligence militare francese (DGSE). Ha ammesso di aver progettato un attentato per assassinare il presidente costituzionale Hugo Chavez.

Bouquet è stato condannato a quattro anni di carcere per “possesso illegale di armi.” Ha scontato la sua pena. E’ stato rilasciato dalla sua cella con Ordinanza n 096-12 dal primo giudice Yulismar Jaime, poi è stato espulso per “attentato alla sicurezza nazionale” ai sensi dell’articolo 39 comma 4 della Legge sull’Immigrazione e gli stranieri.

La autorità venezuelane si erano finora astenute dal comunicare nulla su questo argomento. I fatti sono stati confermati dal portavoce del Quai d’Orsay, Philippe Lalliot. L’Ambasciata di Francia a Caracas ha rifiutato di commentare. Dalla nostra indagine possiamo concludere: (1) il presidente Nicolas Sarkozy ha ordinato l’assassinio del suo omologo Hugo Chavez (2); L’operazione è stata un fiasco (3); La Francia ha concesso una compensazione sostanziale per soffocare la questione nel corso del mandato Sarkozy.